Unico a brillare in una notte opaca di Champions: Lozano!

Non era facile farlo così, con quel tiro e in quell’angolo, in quell’istante e con la giusta potenza. Una rete perfetta, la prima al San Paolo, che ha atteso a lungo. Magari l’avrà immaginata così o si sarebbe accontentato, nel caso, anche di un gol fortuito. L’importante era esserci, in quella traccia di destino. Se l’è presa tutta, la scena, Hirving Lozano. Resiste il ricordo dell’1-1 al Salisburgo nonostante l’ombra piombata dalle mura di uno spogliatoio bollente. C’è stata una partita e c’è stato un protagonista, su tutti, che ha brillato di luce propria: è il messicano dal passo svelto e le idee chiare, i movimenti sempre corretti e, finalmente, i gol di scorta, messi in tasca come le palline che i tennisti catturano ogni dieci secondi. Il suo era pronto da un po’, aspettava il suo momento, Lozano: è arrivato martedì scorso.

PRIMA VOLTA. Lo aveva capito pochi minuti prima, quando il gol gli era stato negato dal portiere. Aveva tirato sul secondo palo e lui era lì, con la manona, pronto a respingere il suo tentativo. Per questo, ma è solo un’ipotesi, al minuto 44 del primo tempo Lozano, ricevuta palla da Insigne, ha deciso di calciare sul primo palo. Un destro secco, teso, diretto. Imparabile. Uno a uno. Il San Paolo esplode, lo fa anche El Chucky, maglia allungata per gioire, uno sguardo agli spalti e poi la corsa verso la panchina. C’è Ancelotti ad attenderlo, Lozano lo abbraccia per ringraziarlo, poi viene travolto dai compagni, Manolas gli sussurra qualcosa mentre rientra in campo. Si è liberato di un peso, il messicano. Il gol alla Juve era troppo distante, ne serviva un altro per lasciar traccia di sé ai tifosi, indizi su un talento spesso messo in discussione. Non era bastato neppure l’assist a Milik contro la Roma. Serviva qualcosa di personale.

COSA SA FARE. Ma c’è vita oltre il gol, il calcio non si può ridurre a un istante, per questo Lozano è stato da applausi – c’è stata davvero la standing ovation quando è uscito – al termine di una gara da finto nove ma da giocatore vero. Il messicano ha subito tanti falli, ha allungato la squadra, ha giocato di sponda per i compagni ma s’è anche divertito ad arricchire la manovra col suo destro. Colpiscono i movimenti senza palla, la capacità di saper dettare ogni passaggio con sapienza tattica. L’uomo giusto al posto giusto. Tecnico ma anche deciso. Bravo a proteggere la sfera contro difensori molto più alti e robusti. L’impressione è che questo Lozano non sia mai stato così vicino a El Chucky.

Fonte: di Fabio Tarantino per Il Roma