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Siamo diventati una grande squadra: un tempo (l’altroieri) vincere a Cagliari salvava una stagione

Un dato sicuramente positivo c’è: le aspettative che questo Napoli crea sono altissime. Tifosi e critica non si accontentano di più di paragoni col passato; di singoli formule matematiche che producono più punti del Napoli di Maradona; di formule trite e ritrite come “dalla C alla Champions”. Il Napoli ora è unanimemente considerato forte. E secondo me è un dato su cui riflettere.

Non si spiegherebbe altrimenti il coro di mugugni che giornalisti e opinionisti tv hanno inscenato ieri sera alla fine di Cagliari-Napoli. La squadra di Benitez ha pareggiato 1-1 su un campo insidioso. Ha riempito l’unica casella vuota che fino a ieri sera compariva in classifica: quella relativa ai pareggi fuori casa. E sì, perché fino a ieri gli azzurri lontano dal San Paolo avevano vinto cinque volte (Chievo, Genoa, Fiorentina, Milan, Lazio) e perso due (Roma, Juventus).

Un pareggio che lascia un po’ d’amaro in bocca, è inutile negarlo, perché il Napoli è più forte del Cagliari. Ci mancherebbe. Questo Napoli è ben più forte del Cagliari. E mentre fino a tre anni fa salutavamo con un’ovazione un successo al 93esimo (ancora adesso quel successo è considerato dai tifosi come una delle gioie più grandi), oggi nemmeno un gol annullato per pochissimi centimetri attenua le critiche. E, paradossalmente, nemmeno il gol di Mertens sul finale avrebbe modificato i giudizi.

Perché il Napoli oggi non solo deve vincere, ma anche convincere. Del resto, fummo criticati dopo le vittorie a Milano, Firenze e Roma. Figurarsi dopo un pareggio a Cagliari. E, a mio, avviso questo è un bene. Siamo una grande squadra ed è uno status che ci riconoscono.

Veniamo alla partita. Il Napoli stranamente sbaglia approccio alla partita. Nené, complice Maggio, è il secondo calciatore – dopo Llorente – a segnare un gol al Napoli nel primo quarto d’ora. Gli azzurri sembrano svagati. Ed è questa la sensazione più fastidiosa che lascia la trasferta sarda. Eppure non si può dire che il Napoli non abbia provato a giocare. Ha reagito. Ha recuperato il gol di svantaggio e più volte si è smarrito sul più bello. È così finita 1-1, con un gol annullato a Callejon per una questione di centimetri (non più di cinque).

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Gol di cui Benitez, a fine partita, non ha quasi parlato. Altri avrebbero montato un caso. Lui no. Non ha nemmeno alzato bandiera bianca sul campionato. Anzi. Ha fatto l’esempio della maratona. «Altri al trentesimo chilometro si appoggiano al muro; noi vogliamo proseguire». È un uomo di sport, Rafa. Sa che occorre impegno, disciplina, sofferenza. Sa che bisogna saper affrontare anche condizioni avverse, come era il terreno del Sant’Elia.

Poi, per carità, noi tifosi vogliamo sempre vincere. Ci mancherebbe. Non staremo qui a farvi paragoni col passato, perché questo Napoli non deve difendersi da nulla. Ha imboccato una strada nuova e la sta percorrendo. Con le fisiologiche cadute, tra cui considero Udinese e Parma ben più di Cagliari. Ieri, con un po’ di convinzione in più avremmo vinto. Ma ci sono anche aspetti positivi: contro un attacco per noi fastidioso, con le zanzare Sau e Cossu, abbiamo sofferto poco. Ovviamente quando sei più attento alla fase difensiva, paghi là davanti. Arriviamo a Natale terzi in classifica. E fuori dalla Champions nel modo che conosciamo. Non riusciamo a trattenere un sorriso. Auguri.

Fonte: Il Napolista

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