Marco Roccati si racconta a Radio Amore

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L’ex portiere del Napoli, Marco Roccati si è raccontato ai microfoni di Radio Amore. Ecco le sue parole: “La mia esperienza in maglia azzurra fu sfortunata, mi infortunai. Sono stato comunque fortunato perché mi ha lasciato la possibilità di vivere una realtà, una dimensione calcistica unica in Italia dove il legame tra il napoletano si lega molto ai giocatori e alla maglia e da calciatore lo avverti, la città te lo trasmette e ti senti investito di una grande responsabilità. Il tifoso napoletano, a differenza di tanti tifosi, te lo lascia vivere in leggerezza. Io non ho avuto una parentesi fortunata, ma il pubblico mi ha dato tantissimo, mi ha sempre sostenuto e dato grande energia. Una ricchezza. Ancora oggi a Napoli ho tanti amici. Quando vengo in città sento calore, disponibilità, un legame molto stretto. Si ricordano di me. E’ un qualcosa di unico, un legame strepitoso che si forma. A chi ha la fortuna di fare questo bellissimo lavoro, a chi ha questo privilegio, dico sempre che se non ha giocato a Napoli ha perso qualcosa. Lo dico pure a grandi calciatori che conosco. Tutti mi dicono che avrei potuto avere una carriera importante. Ci sono passaggi determinanti che ti segnano il percorso. Arrivai a Napoli a 26 anni. Dovevo affermarmi, arrivavo dal Dundee, dalla Scozia dove feci un campionato straordinario. Purtroppo all’epoca il Napoli non aveva una società strutturata. Mio modello di portiere? Walter Zenga mio idolo di sempre. Ma negli anni 80 mi piacevano anche Garella e Giuliani che avevano un fascino incredibile per l’interpretazione del ruolo. Il mio socio è Fabrizio Ferron, altro grande portiere. C’era Galli, tanti portieri davvero forti”.

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