Manuel Pasqual: “Di Lorenzo sta crescendo sempre di più”

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Manuel Pasqual, ex difensore Azzurro ha parlato ai microfoni di TMW Radio. Ecco cosa ha detto: “Non erano partiti benissimo, con la Repubblica Ceca ci si aspettava un risultato diverso dall’1-1. Ottimo poi il pari con la Spagna, riconoscendo di aver davanti una squadra più forte ed attrezzata e giocando difensivi. Poi con la Slovenia la conclusione con un secco 4-0 che ha permesso di passare ai quarti. Peccato per le assenze dovute alle espulsioni, alcune ingenue ed altre affrettate. Andremo ad affrontare i portoghesi senza alcuni giocatori importanti”.

Qual è il limite del nostro movimento giovanile?
“Non giocare nei club è un peso. Negli scorsi anni Nicolato ha fatto altre nazionali under, conosce molti ragazzi e infatti nei momenti di difficoltà si è portato dietro chi conosceva di più. Aveva bisogno di qualcuno da poter mettere in campo senza dovergli dare troppe indicazioni prima. Abbiamo visto in una tabella che le avversarie dell’Italia avevano giocatori con minutaggi totalmente diversi. Certo, non è l’U21 che abbiamo avuto negli ultimi anni”.

Chi il giocatore cresciuto di più?
“Quello su cui avevo scommesso all’inizio del percorso era Scamacca. L’avevo visto per una manciata di minuti, e ho detto a qualche collega che sarebbe potuto diventare importante sia per un club ma soprattutto per la Nazionale”.

De Zerbi è da big?
“Ha dimostrato di saper lanciare tantissimi giovani, negli ultimi anni sono corteggiati da mezza Europa ed entrati nel giro della Nazionale, si veda Locatelli. Come allenatore fa giocare bene la sua squadra, non so se possa essere considerato da big: ci vorrebbe un ragionamento ad ampio spettro, legato a procuratori e tipo di personalità, oltre ad eventuali grandi panchine che si trovino libere”.

Erano prevedibili queste difficoltà per Pirlo?
“Il fatto di avere una squadra forte, forse non come l’Inter che secondo me ha qualcosa in più. Ho sempre messo queste due squadre come contendenti per il titolo, ma il problema di Andrea può essere stato quello di gestire il gruppo, perché a qualità tecniche ha grandissimi campioni. In una big la differenza la fa la gestione del gruppo. Quello può aiutare anche gli allenatori meno preparati sulla tattica, e penso che sia stata lì la principale difficoltà per Pirlo”.

Come spiegare la differenza di rendimento club-nazionale di Bernardeschi?
“A livello di gerarchie è stato tolto dalla prima fascia visto che sono stati acquistati quei Kulusevski e Chiesa su cui la Juve puntava molto di più. Ha fatto bene a mettersi a disposizione per ricoprire altri ruoli, il che gli ha permesso di mantenere la condizione tanto da poter andare in Nazionale. Quella partita con l’Atletico Madrid è ciò cui ambiscono i dirigenti della Juve, ma se non sei pronto c’è subito uno di grande livello pronto a rubarti il posto. Sono tanti però quelli che vanno meglio in azzurro che nel club, penso a Insigne”.

Bennacer è ormai insostituibile per Pioli?
“Arrivò a Empoli, eravamo in Serie B e dopo 15 giorni ho detto al ds dove l’avessero tirato fuori. Non mi spiegavo che facesse in Serie B: quando era con me era una mezzala che recuperava tantissimi palloni e dava dinamismo. Quando passi dall’Empoli al Milan naturale che ci sia da ambientarsi, e da quando è successo sta diventando davvero un ottimo giocatore. Pioli ha costruito un bel gruppo squadra ripartendo dalle macerie del post-lockdown, un po’ come capito anche alla Fiorentina quando venne a mancare Astori”.

Di Lorenzo lo vede cresciuto?
“Ha corsa e qualità, ma soprattutto sa leggere bene le situazioni. Nel percorso da Empoli a Napoli ha avuto un exploit che lo vede fare sempre meglio, tanto che ormai è da tempo che fa parte del gruppo di Mancini. Continua ad alzare l’asticella sempre di più”.

Su Traore che dice?
“Era di gran prospettiva già ai tempi dell’Empoli, che ci aveva puntato tantissimo. Ha un allenatore cui non interessa lanciare giovani o vecchi, ma solo chi se lo merita. La cosa che ti fa crescere più di ogni altra cosa è la domenica, lì si vede il tuo vero valore. Può fare bene, ottima la scelta di Sassuolo”.

Quanto è più difficile, con certi giocatori, lottare in acque basse per il Cagliari?
“Ci sono squadre e allenatori abituati a navigare nella zona retrocessione, sanno come soffrire mentalmente per portarsi fuori dalle difficoltà. Il Cagliari non vale questa classifica, ma se ti trovi a lottare per non retrocedere devono tutti dare di più, e ogni punto può davvero muovere la classifica, anche solo non perdendo. Guardate il Genoa, per esempio, o la Sampdoria l’anno scorso con Ranieri. Rincorrere per salvarsi non è semplice, l’abitudine può fare la differenza”.

Perché la Fiorentina è sempre in zone non così nobili ultimamente?
“Guardando la gestione Commisso nel complesso, il primo anno non era semplice perché ha dovuto rincorrere sin da subito, entrando tardi. Quest’anno la squadra non è partita bene, e credo che l’ambizione di Commisso sia quella di navigare almeno a sinistra della classifica e riportare la Fiorentina in Europa. Ci vuole però un progetto tecnico ben preciso, e deve anche avere tempo, lui col suo staff, di lavorare. Questa cosa manca nel calcio italiano”.

Ci racconta dell’iniziativa per Astori?
“L’ha lanciata Cure To Children e il Comune di Firenze. Nella zona dell’Isolotto sarà fatto un murales in suo onore, perché rimanga un simbolo della città di Firenze. Ora comune e famiglia stanno raccogliendo soldi: il disavanzo di questi fondi sarà destinato a Cure To Children per attività ben precise nell’associazione. Mi è stato chiesto di aiutare a promuovere la cosa, e lo faccio con orgoglio”.

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