Emanuele Calaiò: “Battere Milan e Roma non è mai facile”

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L’ex bomber Emanuele Calaiò ha rilasciato alcune dichiarazioni. Ecco cosa ha detto: “Battere Milan e Roma non è mai semplice, tuttavia mi preoccupano più le partite con le cosiddette piccole: il Napoli in queste sfide ha avuto troppi cali di concentrazione. Al ‘Maradona’ arriva il Crotone e sulla carta non c’è partita visto il divario tecnico, ma l’unica carta su cui scrivere la verità è il terreno di gioco. La squadra è dalla sua parte, da ex calciatore di spessore conosce esigenze, pregi e difetti dei suoi ragazzi. Dopo la parentesi al Milan, dove ha scritto la storia in campo, sta maturando esperienza alla guida di un altro club importante e qualche errore è normale, ma è anche vero che i tanti infortuni ed il covid in una stagione così anomala hanno inciso molto. E poi a Napoli, si sa, spesso manca equilibrio: qualche settimana fa si parlava di esonero, oggi di rinnovo. Ogni club di livello ha uomini simbolo. Credo a Paolo Maldini, Javier Zanetti e Pavel Nedved. Al Napoli manca una figura in grado di ricordare ai calciatori la storia, l’appartenenza, e cosa vuol dire indossare tale maglia. Quando giocavo io c’erano anche alcuni giocatori che ci ricordavano spesso tali concetti. Non amo le minestre riscaldate, ma confesso che è il tecnico con il quale mi sarei divertito di più a giocare considerando le mie caratteristiche di attaccante per nulla statico e in grado di svariare su tutto il fronte offensivo. Compagno più forte? Marek Hamsik! E’ destro o sinistro? Non lo so ancora. Avversario più ostico da affrontare? Giorgio Chiellini. Non è Sergio Ramos, sicuramente non è elegantissimo, ma è uno di quelli che ti toglie l’aria quando ti marca e sa come piazzare la spintarella giusta. Marino diceva che valevo almeno 10 milioni di euro? Le valutazioni le fanno i dirigenti, il mio obiettivo era quello di crescere partita dopo partita. E ci sono riuscito crescendo insieme al Napoli dalla C alla Serie A. Nella carriera di un calciatore, però, oltre al talento, serve tanta fortuna. Quando approdai al Siena iniziai a segnare tanti gol. Un osservatore di Prandelli, all’epoca CT della nazionale, venne a vedermi. Purtroppo, contro il Cesena mi ruppi il perone. Sono comunque soddisfatto della mia carriera. Ora ho iniziato un nuovo percorso da dirigente e spero di avere tante soddisfazioni. Un uomo di grande cultura e di notevole lealtà. Fu chiaro dall’inizio, mi disse che mi apprezzava molto come calciatore e che le mie caratteristiche erano adatte al suo gioco, ma che avrebbe fatto fatica a concedermi lo spazio giusto visto che c’era gente come Higuain, Mertens, Pandev e gli altri. Così decisi di andare via e scelsi il Genoa”.

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