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“DasviTania”: ovvero il Mondiale secondo Tania Pagnotta (Giorno 4)

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Bentornati a DasviTania, l’unica rubrica che riesce a scriversi da sola perché la sua autrice è impegnata a farsi asciugare lo smalto sulle unghie. Siamo giunti al quarto, insopportabile giorno di Mondiali Ex Sovietici, insopportabile perché a noi italici non è passata manco per niente questa nostra stessa assenza. Oltretutto più si va avanti, più…eccole là, le squadre favorite alla vittoria finale, che iniziano il loro Mondiale. Oggi in programma tre incontri: Costa Rica – Serbia. Considerando che, personalmente, da sempre la Costa Rica è sistematicamente confusa da me con la mitica e buonissima Coppa Rica (chi se la ricorda è vecchio/a come me!), ammetto di aver visto poco o nulla della partita ma la colpa non è stata mia bensì del lauto pranzo preparato dai genitori dei miei nipotini, pranzo che, sottoforma di bolle di sapone che fuoriescono dalla bocca, si sta riproponendo in toto e che è stato servito esattamente durante tutti i 90 minuti dell’incontro. Però, attenzione, conosco il risultato e il marcatore: ha vinto la Serbia con un gol di Kolárov, che fa il difensore, che gioca nella Roma, che si trova in Italia, che non partecipa ai Mondiali, che al mercato mio padre comprò. Secondo match in programma: Merkelandia contro Trumpciodialandia, ovvero sia Germania – Messico, i figli di Falco di Der Kommissar contro i figli dei Mariachi. La Germania è la nazione detentrice del titolo ed è ancora allenata da Joachim Löw, un uomo, un capello e un paio di gesti apotropaici ormai diventati celebri. La Germania è la simpatica e cordiale squadra che ben conosciamo, il Messico c’è eccome, c’è talmente tanto che passa in vantaggio al 35’ del primo tempo con Lozano (a Löw, in un attimo, è colata la tintura ed è diventato albino). La partita finisce così, con questo risultato clamoroso, con i capelli bianchi di Löw, con Herrera che improvvisamente diventa bello come George Clooney e con Cielito Lindo in loop. In serata ultima partita del dì, di cui parlerò ampiamente domani, Brasile – Svizzera. Eccoli là, i giocolieri del pallone, quelli che dalla panza di mammà sono usciti direttamente con il pallone tra le gambette, quelli che AEIOUY, BrigitteBardòBardò, della Madonna Benedetta del Corcovado (cit.) che sfidano Lichtsteiner e compagni dei Quattro Cantoni. Piccola nota: Neymar mi sta simpatico come una macchina con l’aria condizionata rotta durante il mese di Agosto. Piccola nota n. 2: non appena sono venuta a conoscenza che oggi avrebbe esordito il Brasile, mi è ritornata prepotentemente in testa una canzone di quando ero una gnagna spensierata. Un pezzo risalente al lontano 1996, a sua volta cover di una canzone risalente al lontanissimo 1995. La canzone si intitola Uma Brasileira, originariamente cantata dal gruppo rock carioca Os Paralamas Do Sucesso, mentre nella mia testa risuona la versione dei Brazilian Love Affair, che co sto ritornello “One more ti – i – ime, one more ti – i – ime, one more ti – i – ime…” ha praticamente influenzato ogni azione della mia giornata, compreso il mega pranzo in famiglia. E l’Italia oggi che fa? Ah beh, oggi è domenica, quindi riposo. A domani, io torno a cantare “One more ti – i – ime, one more ti – i – ime, one more ti – i – ime…”.

Simona Cannaò

 

 

 

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